25 Aug 2015 | Caren Liebscher

Non toccare la corona di spine!

C'è un motivo per cui questa stella marina (Acanthaster plancii) viene chiamata “Corona di spine”! Ma se ti capitasse di toccarla, vai subito in ospedale, perché avrai bisogno di assistenza medica. Aspettare peggiora solo le cose!

E' una splendida giornata e Nelly*, istruttrice subacquea, accompagna sott'acqua quattro subacquei esperti su una spettacolare parete nelle vicinanze del resort. Siamo in una remota isola tropicale del Sulawesi sud-orientale, Indonesia.

L’immersione è gradevole e in tutto relax, non c’è neanche corrente. Tutto procede bene finché, alla fine dell’immersione, Nelly, mentre fa segno di risalire dopo la tappa di sicurezza, urta inavvertitamente una stella corona di spine e tre spine velenose le si conficcano nell’indice destro. Una volta a bordo, Nelly rimuove le spine, deterge la mano immergendola in acqua calda e la disinfetta con una soluzione antisettica. Il dolore è tremendo. Nonostante il trattamento, il giorno seguente il dito sta peggio, è gonfio. L’isola è veramente remota, non ci sono medici e il dito è ancora peggiorato, ma Nelly non chiama subito DAN e tenta di risolvere il problema da sé, assumendo prima un antinfiammatorio e poi un antibiotico tipo penicillina. Data la situazione, Nelly sta abbastanza bene: non ha nausea né vomito, le ferite sono piccole e interessano solo parte dell'indice e il gonfiore è limitato alla zona circostante.

Tuttavia l'antibiotico non ha alcun effetto e il giorno dopo il dito è ancora più gonfio. Tra gli ospiti c'è un medico americano che dice a Nelly di recarsi in ospedale a Bali per avere cure adatte, se il dito non migliora entro 24 ore. Lasciare rapidamente l'isola non è facile, i collegamenti aerei ci sono solo una volta alla settimana, ma Nelly è fortunata: solo tre giorni dopo l'incidente c'è un aereo per Bali. Contatta ora il DAN Europe e parte, dopo aver ottenuto conferma di copertura delle spese mediche e di viaggio.

A Bali si reca all'ospedale internazionale di Denpasar. Le viene diagnosticata un'infezione secondaria dovuta a contatto con organismi marini; le prescrivono un altro antibiotico (clindamicina) e diversi analgesici.

Deve rimanere a Bali per due settimane e recarsi ancora in ospedale per trattamenti ambulatoriali. L'infezione ha prodotto un ascesso che va aperto ed esaminato in laboratorio. Nonostante gli antibiotici, il dito non migliora. Alla fine con una lastra scoprono che nel dito ci sono ancora tracce di spine! Nei quattro giorni seguenti il dito viene aperto ancora e Nelly deve continuare a prendere antibiotici e antidolorifici, non può tornare a Sulawesi e deve recarsi di nuovo in ospedale per altre cure. Finalmente, tre settimane dopo, i medici acconsentono che Nelly torni sull'isoletta e ricominci ad immergersi.

Un mese dopo, Nelly si reca di nuovo all'ospedale di Bali per una visita di controllo sul debridement della ferita, che nel frattempo è peggiorata: il dito è ancora rigido, rosso, gonfio, fa male, il dolore è pulsante. Ha continuato ad applicare una pomata antibiotica e due delle ferite sono guarite, ma la terza le dà problemi: il movimento del dito è limitato, lo sente intorpidito, anche se nella ferita, fortunatamente, non c'è pus. Il medico dell'ospedale controlla se nei tessuti ci sono ancora corpi estranei e una nuova lastra rivela che dentro c'è ancora qualcosa che causa gonfiore e infiammazione. Ancora 14 giorni da paziente nell'ambulatorio di Denpasar... Un ortopedico riapre la ferita e per fortuna non trova tracce di osteomielite – un'infezione delle ossa – ma ormai sono già quasi due mesi che questa storia si trascina... e tutto per tre spine.

***

Cinque mesi dopo, in Italia, è un normale giorno di lavoro per Julia S., Case Manager presso DAN Europe, che ha appena iniziato a leggere la sua posta. Nello stesso momento, dall'altra parte del mondo, su una piccola e bellissima isola sulla costa occidentale della Thailandia, Tessa, istruttrice subacquea finlandese, è disperata. Mentre era in immersione ha accidentalmente colpito una stella corona di spine con l'intero braccio. La mano sanguina molto e poco dopo è intorpidita, il dolore è intenso e lei inizia ad avvertire nausea. Una volta in barca, immerge il braccio in acqua calda per un'ora. La mano è gonfia e la pelle a chiazze fino al gomito. Di ritorno sulla terraferma, Tessa si rivolge a un centro medico locale. Il medico le prescrive degli antibiotici, ma non ha idea di che cosa sia la corona di spine: Tessa viene curata come se avesse toccato un riccio di mare.

Più tardi, dal resort invia una mail al DAN Europe e descrive il suo incidente. E' Julia a ricevere il suo messaggio. Appena legge "punta da una stella corona di spine", ricorda il caso di Nelly e si attiva immediatamente. Chiama Tessa al telefono per verificare il suo stato attuale: la sua voce è molto debole e ha difficoltà a rimanere sveglia. Julia le dice di rivolgersi immediatamente a un buon centro medico a Phuket. Julia ha l'impressione che la ragazza stia per svenire; si ricorda il caso di Nelly e, consapevole che la ferita di Tessa è molto più grande, sa che deve agire in fretta. In emergenze come questa, Julia di solito chiama 'Doc'. Non importa se giorno o notte, domenica o Natale, un caso come questo va direttamente ad Alessandro Marroni, Presidente, Amministratore Delegato e Chief Medical Officer di DAN Europe, uno dei migliori specialisti di medicina subacquea al mondo. Il Prof. Marroni autorizza immediatamente il trasferimento d'emergenza di Tessa; teme che la ragazza possa subire uno shock anafilattico, una pericolosa reazione allergica, potenzialmente letale, al veleno della stella marina.

Nel frattempo in Thailandia, dopo una notte da incubo (il dolore è aumentato, accompagnato da nausea, vomito, estrema sonnolenza e mal di testa) gli amici di Tessa la portano da un altro medico, in una cosiddetta clinica di primo livello nelle vicinanze. Purtroppo, neanche questo medico conosce la corona di spine, ma fa una ricerca su Google. A Tessa viene somministrato un altro antibiotico, questa volta per endovena, e dovrà tornare e ripetere il trattamento nei giorni successivi. Ma in realtà non ha molto tempo né molta scelta.

Presso la sede del DAN Europe, invece, le linee telefoniche tra Italia e Thailandia sono bollenti. Si sta organizzando l'evacuazione di Tessa, manca solo un'informazione: l'indirizzo. Dove si trova esattamente la ragazza? Se l'ambulanza non riesce a trovarla, la missione sarà persa, e forse lo sarà anche Tessa...

Per fortuna, stavolta le cose vanno come devono andare. Il giorno dopo Tessa si sveglia in un letto del reparto di terapia intensiva all'ospedale internazionale di Phuket, dopo un'evacuazione predisposta da DAN Europe, per opera di due persone che si sono preoccupate e che hanno fatto bene il loro lavoro - Julia e 'Doc' Marroni. E' un bel giorno, ed è una bella sensazione sentirsi di nuovo al sicuro.

L'ambulanza è arrivata la sera prima; hanno preso Tessa, le hanno messo una flebo e trasportata, scortata da un infermiere, all'ospedale di Phuket. Il trattamento medico sarà completamente coperto dal DAN.

Riceverà tutte le cure mediche di cui ha bisogno. I suoi sintomi sono nausea, vomito, sonnolenza, febbre. La mano sinistra e il polso sono gonfi. Il dolore è forte, braccio, mano e dita sono paralizzati. Sono presenti linfangite e linfoadenite ascellare sinistra, segno che il suo sistema immunitario è piuttosto impegnato. Un chirurgo apre le ferite e rimuove le spine. A Tessa vengono somministrati farmaci con desametasone e clindamicina per via endovenosa ogni 8 ore. Ha perso molti fluidi e le hanno messo anche una flebo per reintegrarli. Dopo un po' riuscirà a muovere le dita; la sensibilità sarà poca tranne che per il dolore.

Quando viene dimessa dall'ospedale, 6 giorni dopo l'incidente, la mano è ancora intorpidita, ma Tessa è di nuovo felice. Il conto finale per i suoi 5 giorni di cure e ricovero ospedaliero è pari a 6.000 Euro. È incredibile quanto può costare non stare attenti a una stella marina! Due mesi dopo la mano di Tessa è ancora intorpidita, persino cinque mesi dopo due dita non hanno ancora ripreso sensibilità. La guarigione è un processo lungo.

Il referto medico di Tessa (nove pagine) e la lunga lista di farmaci dimostrano che all'ospedale di Phuket si sono davvero presi cura di lei. Un'altra dimostrazione che la rete internazionale DAN Europe per le emergenze e l'assistenza medica funziona egregiamente. La rete è stata istituita ed è gestita da persone che danno sempre il massimo, come Julia, Case Manager, che parla diverse lingue perfettamente, è lei stessa istruttore subacqueo e ha viaggiato a lungo per gli oceani del sud est asiatico. Per gestire adeguatamente un'emergenza e prendere rapidamente decisioni valide, buon senso ed esperienza sono fondamentali. L'esperienza di Tessa, che ha evitato sofferenze inutili e debilitanti, ed un'infezione potenzialmente letale, lo dimostra. Ci sono persone, come Julia e 'Doc' Marroni, che danno il meglio di loro stesse e fanno funzionare le cose in ogni singolo caso, in ogni emergenza, anche a distanza.

Lezioni apprese

Metti la salute al primo posto. Prendi seriamente un incidente con una stella corona di spine e cerca immediatamente aiuto. La situazione peggiorerà e potresti non essere più in grado di arrivare in ospedale da solo. È necessario rimuovere con un debridement le spine, che possono essere localizzate solo con un'ecografia o una lastra. La parte ferita si gonfierà rapidamente. È anche superfluo dire che con questo tipo di lesioni bisogna interrompere qualsiasi attività subacquea.

Ci sono limiti evidenti di automedicazione in caso di incidente con una corona di spine: è sempre necessario l'intervento di un medico, sempre. Le spine si rompono facilmente e rimangono nella carne rilasciando il veleno. L'infiammazione continua perché il nostro corpo cerca di liberarsi di un corpo estraneo e di combattere allo stesso tempo il veleno. La storia di Nelly mostra che la ferita non guarisce finché al suo interno c'è ancora il corpo estraneo pieno di veleno. Al contrario, il caso di Tessa dimostra che un intervento medico rapido e preciso può abbreviare la sofferenza.

Acanthaster planci

Nome comune: Corona di spine. Coperta di spine acuminate lunghe circa 6 cm e piene di veleno, dotata da 6 a 23 braccia e con un diametro medio di 40-60 cm, ha un aspetto piuttosto pericoloso. Il colore soprattutto rosso può essere interpretato come un segnale di avvertimento della sua velenosità. Il suo efficace sistema di difesa fa sì che abbia pochi predatori. Il suo habitat è dove si trovano i più bei punti d'immersione: nelle zone tropicali di tutto l'Indo-Pacifico (Filippine, Indonesia, Grande Barriera Corallina australiana), nel Mar Rosso e nelle aree costiere dell'America centrale, ossia dove c'è la barriera corallina. Attenzione! Questa stella può dare grossi problemi. La prevenzione è la scelta migliore: puoi proteggerti non toccando mai il reef e indossando indumenti protettivi come guanti, calzari, e mute in neoprene spesso.

Indicazioni mediche

Cortisone (pomata) è una possibile auto-medicazione che può attenuare i sintomi di una dermatite da contatto dovuta all'aver toccato le spine della stella marina.

Antibiotici e cortisone non servono a guarire la ferita se all'interno ci sono ancora pezzi di spine velenose. Solo dopo un adeguato debridement e disinfezione delle ferite, l'uso di antibiotici adatti e di cortisone facilita il processo di guarigione.


 * Alcuni nomi sono stati cambiati




Per una preparazione adeguata e per fronteggiare al meglio questi ed altri incidenti, segui i corsi training del DAN Europe, come il DMT (Diver Medical Technician, Tecnico medico-subacqueo) e l'HMLI (Hazardous Marine Life Injuries o Lesioni da organismi marini pericolosi). Trovi ausili per il primo soccorso nel DAN Shop online: kit di pronto soccorso / valigette / zaini di diverse dimensioni e molto altro.

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