25 Jan 2016 | Neal Pollock, Ph.D.

Snorkel: pro e contro

L'aeratore, o snorkel, fa parte dell'attrezzatura subacquea da decenni. In superficie fornisce la semplice ma utile capacità di nuotare a faccia in giù senza dover alzare la testa per respirare. Consente inoltre di risparmiare il gas della bombola per l'immersione e aiuta a non inalare accidentalmente acqua quando il mare è mosso e non è possibile respirare dall'erogatore.

Ma l'aeratore non ha solo aspetti positivi. In acqua è fonte di resistenza, cosa non bella quando strattona la maschera, un pezzo sicuramente importante dell'attrezzatura. Può rimanere impigliato, ad esempio nel kelp o nei capelli. Può essere incompatibile con alcune configurazioni dell'attrezzatura. E allora che fare?

I pro: Un aeratore può essere utile in situazioni normali. Questa è una considerazione banale. Quando c'è bisogno di uno snorkel è probabile che serva subito, quindi averlo prontamente a disposizione è una scelta valida.

I contro: L'aeratore serve a poco se abbiamo un'abbondante scorta di gas o siamo in luoghi dove è improbabile che nuoteremo in superficie, o è facile rimanere impigliati (relitti o grotte) o è proprio inutile (ghiacci o grotte). A suo sfavore gioca anche l'impiccio che dà quando penzola dalla maschera.

Dove tenerlo?

Dato che la maggior parte degli erogatori a circuito aperto passano sopra la spalla destra, l'aeratore viene di solito montato sul lato sinistro della maschera. I sistemi a circuito chiuso hanno grossi corrugati su entrambi i lati della testa, quindi tenere lo snorkel in una tasca è la scelta migliore.

Caratteristiche

Viene commercializzata un'ampia varietà di modelli, dai semplici tubi a J a forme elaborate per maggiore idrodinamicità, per ridurre l'afflusso di acqua e facilitarne lo svuotamento.

Un aeratore lungo e dritto non va bene perché è più probabile che rimanga impigliato; un tubo ricurvo presenta un profilo più basso.

È importante considerare il diametro interno e la lunghezza di un aeratore. Un diametro largo offre meno resistenza ma implica che per far arrivare aria nuova agli alveoli, dove avvengono gli scambi gassosi, bisogna inspirare un volume più grande di quello di vie aeree superiori e aeratore messi insieme (lo spazio morto funzionale). L'aria dello spazio morto conterrà un'elevata frazione di anidride carbonica che stimolerà l'iperventilazione. Questo non è un problema se il volume di aria inalata contiene abbastanza aria nuova. Ma se il volume inspirato non è sufficiente l'anidride carbonica si accumulerà e l’utilizzatore dovrà presto smettere di respirare dallo snorkel.

Un tubo lungo e stretto (tipo quelli da giardino) non funziona come aeratore a causa del suo volume e della differenza di pressione tra la superficie e quella nei polmoni. Tirare aria per un lungo tratto giù dalla superficie è anche poco pratico. Una semplice regola empirica è che il diametro dell'aeratore deve essere un po' più largo del proprio pollice (un po' di più per coloro che hanno le mani piccole) e il tubo non più lungo di quelli venduti da produttori seri.

Si è anche provato a non far entrare acqua nello snorkel (per evitare di doverlo svuotare) corredandone la cima con una curva a 180 gradi coperta da un cestino contenente una pallina da ping pong che, in teoria, avrebbe impedito all'acqua di entrare. L'idea era creativa ma poco efficace e le probabilità di insuccesso piuttosto elevate.

L'approccio moderno per facilitare lo svuotamento dell'aeratore prevede una valvola di non ritorno posizionata in modo che il subacqueo non debba faticare per soffiare via l'acqua. Tale valvola può essere comoda ma con un po' di tecnica è inutile. Se un subacqueo in risalita piega la testa all'indietro ed espira leggermente appena prima di riemergere, svuoterà lo snorkel chinando la testa in avanti una volta in superficie.

Il corrugato sull'esterno va bene se serve ad allontanare il boccaglio dello snorkel da quello dell'erogatore (un boccaglio girevole è ugualmente utile), ma all'interno l'aeratore deve essere liscio per non aumentare lo sforzo necessario a far fluire l’aria e per ridurre il ristagno d'acqua che potrebbe essere inalata con una forte inspirazione.

Un aeratore pieghevole può essere tenuto in una tasca e utilizzato dai subacquei che altrimenti non sarebbero disposti a portarlo. Bisogna solo accertarsi che una volta aperto funzioni bene.

I colori brillanti offrono un po' di sicurezza con qualsiasi attrezzatura subacquea. Uno snorkel ben visibile non sarà efficace quanto un cappuccio o una muta fluorescenti, ma rimane una buona opzione.

Snorkeling e apnea

In genere l’apnea viene distinta chiaramente dallo snorkeling: lo snorkeling è più rilassato, l'apnea più estrema. Chi fa gare di apnea non usa gli aeratori perché aumentano attrito e spazio morto. Chi pratica altri tipi di apnea però usa gli aeratori e ciò porta a chiedersi se, in caso di sincope, l'acqua non entri in bocca più facilmente.

Al riguardo le opinioni sono diverse ma i fatti a sostegno dell'una o dell'altra sono pochi. Sembra che subito dopo una sincope il tono muscolare sia sufficiente a impedire che l'acqua entri dalla bocca chiusa. Per far riprendere la vittima spesso basta riportarla immediatamente in superficie mantenendone le vie aeree libere dall'acqua. Uno snorkel pieno d'acqua tenuto in una bocca aperta potrebbe portare a inalare acqua più rapidamente, ma è difficile trovare un modo etico per provare questa tesi. Forse sarebbe più prudente per gli apneisti evitare gli aeratori, ma le prove empiriche sono scarse. È più importante evitare l'iperventilazione (effettuare più di due o tre respirazioni profonde oltre le necessità metaboliche), perché ciò può aumentare drasticamente le probabilità di sincope.

La scelta dell’aeratore

Alla fine decidere se portare o meno l’aeratore e quale modello preferire è una scelta individuale. Conviene averne uno che non dia impiccio senza motivo, ma quando serve è bene averlo. Avere a disposizione un modo per gestire la scorta di gas e le emergenze è importante, ed è piacevole avere uno snorkel il giorno che i delfini decidono di nuotare con noi dopo un’immersione. Personalmente preferisco avere uno snorkel compatto, facile da portare sia sulla maschera che in tasca a seconda della situazione. 


Curiosità sullo snorkeling

Molti sanno che in inglese il termine “skin” si riferisce all’apnea, ma pochi ne conoscono l’origine. Quando l’addestramento in acqua del personale militare prevedeva maschera, aeratore e pinne, nel programma giornaliero veniva inserito l’acronimo “SKIN” per “swim kit is needed”, ossia “è necessario il kit per il nuoto”.




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