16 Oct 2019 | Michael Menduno

MDD e Fattori di rischio

Cosa possiamo imparare sul rischio della malattia da decompressione esaminando gli effettivi profili d'immersione e i loro risultati? In realtà, parecchio. Questa è stata la ragione principale per DAN Europe di iniziare a compilare un database contenente profili d'immersione sia ricreativi che tecnici ottenuti da computer subacquei già dal 1994, e ha continuato sia a migliorare il software che ad accumulare i profili insieme alle connesse informazioni. Chiamatelo pure l'omaggio della comunità subacquea ai Megadati!

Anche per questo i ricercatori DAN erano impazienti di applicare le più recenti tecniche analitiche ai conseguenti dati sulle immersioni in uno studio, primo del suo genere, che prende in esame quasi 40,000 immersioni ricreative a circuito aperto raccolte da subacquei europei, insieme a questionari dettagliati riempiti dai subacquei stessi. Quasi 1000 immersioni includevano anche le misurazioni delle bolle post immersione usando la registrazione Doppler, e ci sono state 320 immersioni che hanno provocato una MDD. Da notare che le immersioni tecniche usando la miscela trimix e i rebreather sono stati esclusi dallo studio. I risultati sono stati pubblicati in un articolo scientifico del 2017 intitolato: Fattori di Rischio delle Immersioni, Formazione di Bolle di Gas, e Malattia da Decompressione nelle Immersioni Ricreative: Analisi del Data Base DSL di DAN Europe.

L'obiettivo dello studio era triplice; in primo luogo, ottenere un quadro accurato delle pratiche d'immersione dei subacquei ricreativi europei a confronto con le pratiche raccomandate. In secondo luogo, investigare i fattori di rischio non connessi con la pressione, come l'età dei subacquei, il loro genere, la loro costituzione ed altri fattori ambientali e il loro impatto potenziale sulla formazione di bolle. Infine, i ricercatori speravano di identificare i fattori di rischio associati con i reali casi di MDD.

Il dilemma della MDD

Con la crescente popolarità della subacquea, anche il numero di immersioni condotte annualmente sta aumentando e con esso un numero corrispondente di casi di MDD. Nonostante il numero di subacquei e l'esatta frequenza dei casi di MDD non siano noti, la sua insorgenza è relativamente rara, con valori che vanno dallo 0.01–0.1% per immersione; il segmento superiore riflette i valori per la subacquea commerciale e il segmento inferiore per la subacquea sportiva e a scopo scientifico. Ciò nonostante, le conseguenze possono essere drammatiche.

Sebbene l'esatto meccanismo dietro alla MDD sia ancora oggetto di dibattito[1] è opinione diffusa che minuscole bolle di gas inerte, chiamate emboli gassosi vascolari, siano la causa principale. Tuttavia, i subacquei possono presentare emboli "silenti", che si misurano con un monitor Doppler, senza manifestare alcun sintomo di MDD.

Le procedure di decompressione usate oggi sono ben conosciute e ampiamente accettate, ed è qui che nasce il dilemma. La maggior parte dei casi di MDD sono "inaspettati", cioè non vengono previsti dagli attuali algoritmi di decompressione e sono quindi considerati "immeritati," i.e. i subacquei affetti da MDD hanno seguito correttamente i loro computer subacquei.

 “Il problema è che i modelli di decompressione attuali considerano solamente la saturazione e desaturazione del gas inerte, e trascurano le famiglie di micronuclei di bolle, i precursori degli emboli gassosi vascolari, che noi crediamo siano i principali responsabili per le bolle da decompressione," ha spiegato Costantino Balestra, co-autore dello studio e Vice Presidente per la Ricerca ed Educazione DAN. Secondo Balestra, una nuova ricerca suggerisce che i processi biologici di un subacqueo potrebbero interagire con i micronuclei e formare emboli gassosi vascolari, rendendo quindi la predisposizione individuale e lo stile di vita tanto più importante nella previsione dell'insorgenza di una MDD.

I Risultati

I ricercatori hanno condotto un'analisi statistica scrupolosa dei dati antropometrici dei subacquei, dei fattori di rischio e dei dati delle immersioni, incluso il calcolo dell'Indice di Massa Corporea (IMC) e il Fattore di Gradiente guida, che misura la "supersaturazione" dell'azoto come una frazione del massimo valore ammesso per ogni tipo di tessuto, associato con ciascuna immersione. I tipi di tessuti sono stati raggruppati in veloci, medi e lenti. I ricercatori hanno anche classificato i punteggi delle bolle per le immersioni monitorate con il Doppler, per fare un paragone con i fattori di rischio.

Ecco quello che hanno imparato.

La maggior parte delle immersioni ricreative sono state effettuate nella zona "sicura", con una profondità media di 27 m, un tempo di immersione di 46 minuti e un Fattore di Gradiente guida medio di 0.66, i.e. la supersaturazione media del tessuto è stata del 66% del limite massimo ammesso. La velocità media di risalita è stata più lenta del valore raccomandato di 9–10 m/min. Ancora più importante, si sono verificate pochissime omissioni di deco: ciò indica che i subacquei tendono ad immergersi in modo conservativo.

In aggiunta, anche se i subacquei hanno incontrato problemi con l'attrezzatura e di altro tipo nel 6.3% delle immersioni, in meno dello 0.6%, circa 109 immersioni, sono stati gravi. I dati hanno anche confermato che le bolle raggiungono l'apice fra i 30 e i 45 minuti dopo la riemersione in superficie. Questo riscontro è molto importante e conferma l'importanza di evitare sforzi non necessari durante l'intervallo di tempo post-immersione.

Fattori di Rischio e L'inabilità di Prevedere la MDD

Uno degli obiettivi primari della relazione è stato investigare come i vari fattori di rischio influenzano la formazione delle bolle e in definitiva la MDD, al fine di migliorarne la prevedibilità. Stranamente, l'analisi ha dimostrato un nesso scarso o nullo tra la formazione delle bolle e i molti fattori di rischio considerati; solo l'incremento dell'età e l'IMC sembrano essere collegate ad una maggiore formazione di bolle.

Nonostante i ricercatori non siano stati in grado di trovare nessi significativi tra le bolle e i fattori di rischio non connessi alle immersioni, come la scarsa visibilità o un carico di lavoro pesante, hanno comunque dedotto che presumibilmente molti fattori di rischio causano stress nei subacquei. Ciò li ha indotti ad ipotizzare che i fattori umorali rilasciati in caso di stress potrebbero influenzare la formazione delle bolle. Al momento stanno investigando queste possibile variabili in un ulteriore studio approfondito.

L'analisi dei 320 casi di MDD si è dimostrata affascinante e ha sottolineato la difficoltà di prevedere la MDD. In circa il 93% dei casi di MDD, i subacquei hanno seguito le procedure di decompressione in modo corretto; rendendo tali casi da considerarsi "immeritati". Solo otto dei 320 casi di MDD hanno riportato un Fattore di Gradiente maggiore di uno, cioè solamente il 2.5% dei casi sarebbe stato "previsto" dall'algoritmo di base. Stranamente, tutti gli otto casi hanno interessato tessuti veloci o lenti. Tali risultati dimostrano che è necessario fare maggiori ricerche, oltre ad usare un approccio fisiologico maggiore, come è stato discusso precedentemente.

Prossimi Passi

DAN Europe ha in programma una serie di progetti per continuare il lavoro iniziato con questo studio, man mano che si raccolgono maggiori dati. Inoltre, il DAN intende iniziare a raccogliere dati di immersioni più "tecnici" che coinvolgono miscele respirabili con elio e rebreather, e ad ingrandire il database per includere la comunità degli apneisti. Il DAN lancerà presto dei nuovi strumenti software, per rendere più facile ai subacquei la partecipazione nel suo impegno di raccolta dati.




[1] Ipotesi recenti assumono che gli emboli di gas inerte possono scatenare meccanismi mediati dalle cellule che equiparano la MDD ad una patologia infiammatoria (Thom et al., 2015). Tali ipotesi rendono la presenza di "bolle silenti" degna di essere presa in considerazione e di essere esaminata per identificare altri fattori di rischio che possono essere correlati con un aumento della formazione di bolle e con la MDD.

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