Vintage Scuba Days 2026: il futuro del mare riemerge dalla storia

Sul Lago di Bracciano, pionieri e nuove generazioni si incontrano tra storia, innovazione e tutela del mondo sommerso.

TREVIGNANO ROMANO – Vedere riemergere dalle acque calme del Lago di Bracciano la sagoma del Globinautilus, un piccolo sommergibile di derivazione bellica con a bordo Pippo Cappellano e Gianfranco Simonini, fa un certo effetto. A pochi metri da loro, a seguirli sotto il pelo dell’acqua, ci sono alcuni veterani dell’esplorazione subacquea e i subacquei del presente, bardati con moderni rebreather. Tra loro, Cristian Pétron venuto direttamente dalla Francia per vivere questo momento con addosso un ARO degli anni ’50, Sandro Marroni e Rolando Di Giorgio con due modernissimi rebreather. Sullo sfondo dello Skipper White di Trevignano Romano, va in scena la terza edizione dei Vintage Scuba Days: un autentico passaggio di testimone tra le generazioni, dove il passato non è semplice nostalgia, ma un chiaro segnale per orientare l’ago verso il futuro.

Globinautilus in emersione

Per tre giorni questo angolo di lago si è trasformato in una fucina di idee, scienza e memoria storica. Una manifestazione densa, travolgente, che ha richiamato una gran numero di esperti, appassionati e curiosi, resa possibile dal motore organizzativo guidato da Pippo Cappellano e da Marina Cappabianca, affiancati da uno staff instancabile composto da Alessandro Filippini, con la sua incredibile formazione giornalistica ma anche artistica — visto che è un attore mancato e, perché no, anche un musicista di grande talento; Betty e Gianfranco Simonini, professionisti del settore una vera forza della natura, instancabili, non si fermano davanti a nessun problema; Marco Martella e Gianluca Farina, senza i quali l’evento sarebbe stato silenzioso e buio; Emanuela e Silvano Bardi due carri armati con il mare nelle vene, e la voce della stampa Paola Scarsi. Un’intesa perfetta sostenuta dalle istituzioni locali con la sindaca Claudia Maciucchi, il vicesindaco Luca Galloni e con la presenza attiva di Anna Di Giovanni, responsabile di Comunicazione, Marketing e Sviluppo del Comune di Trevignano Romano, nonché libraia con una passione sfrenata per la cultura su carta stampata, che ha curato lo spazio libri nell’ambito della manifestazione. Con il supporto di HDS Italia, DAN Europe e PSS e con la presenza prestigiosa di Marevivo e Sea Shepherd, e ancora con il patrocinio dell’Accademia Internazionale delle Attività Subacquee, della Fondazione Premio Atlantide, del Centro Tecnico della Subacquea e di Ocean Future, sono iniziati tre giorni intensi di lavori.

Partenza ad altissimo livello venerdì pomeriggio con il Master di Medicina Iperbarica curato dal DMSI dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, dove luminari del calibro del Prof. Gerardo Bosco, del Dr. Steve Thom della Maryland University, del Prof. Sandro Marroni di DAN Europe e del Prof. Dick Clarke in collegamento dagli Stati Uniti hanno tracciato le nuove frontiere della medicina iperbarica e dei protocolli di sicurezza per le immersioni profonde.

Prof Alessandro Marroni

Prof Steve Thom

Nelle giornate di sabato e domenica i racconti e le memorie si intrecciano nell’area palco. C’è un’emozione palpabile nell’ascoltare Christian Pétron, Tridente d’Oro 1987 e gigante del documentarismo e cinema subacqueo, mentre rievoca le epiche riprese di Le Grand Bleu di Luc Besson o le immersioni estreme a bordo dei sommergibili per immortalare il relitto del Titanic illuminato ad arte. Dalle avventure della pellicola si passa alla tecnologia pura con Stefano Ruia — ingegnere, giornalista e istruttore PSS — che ripercorre la storia della gestione della decompressione nella subacquea. Attraverso un’analisi rigorosa e tecnica, Ruia guida il pubblico in un viaggio evolutivo che parte dalle rigide tabelle impresse in tavolette di plastica del passato, passando per i primi decompressimetri analogici approda ai moderni computer da polso basati su complessi algoritmi. Una storia di evoluzione ingegneristica caratterizzata da fallimenti e successi che hanno trasformato radicalmente l’esperienza subacquea, garantendo maggiore sicurezza, precisione nella pianificazione e una sempre maggiore libertà nelle immersioni profonde. Maurizio Baldinucci uno dei massimi esperti e divulgatori della storia delle attrezzature subacquee in Italia, ci ha accompagnato in un appassionante viaggio agli albori della subacquea moderna per ripercorrere la rivoluzione dei primi regolatori iconici firmati da Cousteau e Gagnan, dal mitico CG43 al successore CG45. Attraverso l’analisi di questi dispositivi, che hanno ridefinito la libertà dell’uomo sotto la superficie, Baldinucci con alcune repliche da lui stesso realizzate ha mostrato come la genialità del passato abbia tracciato la strada per la subacquea di oggi.

L’Ammiraglio Andrea Mucedola nel pieno della rivoluzione digitale dell’Intelligenza Artificiale ci ha guidato in una riflessione profonda sul presente e sul futuro della subacquea: un ritorno al pensiero critico e alla centralità dell’uomo di fronte a un mondo che corre troppo veloce.

Per DiveSystem, Giacomo Guerrieri ha presentato le nuove mute hi-tech dell’azienda toscana, segnando un vero e proprio salto generazionale nel settore. Durante il suo intervento, Guerrieri ha mostrato come l’evoluzione dei materiali, delle valvole e delle soluzioni ergonomiche abbia ridefinito i parametri di vestibilità, protezione termica e sicurezza nelle immersioni più impegnative. Diverse attrezzature erano a disposizione nello stand DiveSystem, una delle aziende italiane più dinamiche e vitali, capace di coniugare la cura sartoriale del Made in Italy con la più avanzata ricerca tecnologica al servizio dei subacquei di oggi.

Particolarmente toccante e d’impatto il momento dedicato alla Fondazione Azionemare: Giada Franci ha mostrato il funzionamento dei ROV sottomarini progettati dall’ingegner Guido Gay. Il celebre Pluto, il robot subacqueo che, oltre a individuare innumerevoli siti archeologici inesplorati, nel 2012 ha firmato una storica pagina d’archivio ritrovando nei fondali del Golfo dell’Asinara il relitto della Corazzata Roma, la nave ammiraglia della Regia Marina Italiana affondata nel 1943 portando con sé quasi millequattrocento uomini su un equipaggio di 2.021: il ritrovamento ha riportato alla ribalta uno dei più oscuri enigmi navali della Seconda Guerra Mondiale.

In alcuni momenti delle tre giornate, la storia si è fusa indissolubilmente con la tutela ecologica. «Questo è un tempio della scienza, della divulgazione ecologica e del mare», ha rimarcato con forza Rosalba Giugni, Fondatrice e Presidentessa di Marevivo, giunta a Trevignano per celebrare i quarant’anni della Fondazione. Lo stand Marevivo era di particolare richiamo anche per un pubblico meno esperto grazie all’installazione “Il Mare in una stanza “, un’esperienza immersiva con visori virtuali a 360 gradi attraverso i quali si poteva godere di suggestive immagini reali del mondo sottomarino. Il Comandante Fabio Fassone, primo ufficiale di Sea Shepherd, ha infiammato la sala raccontando le dure campagne navali dell’organizzazione: dal pattugliamento contro i pescherecci di frodo e la caccia nel Mediterraneo alle reti derivanti illegali, fino alle azioni internazionali per proteggere balene, squali, tartarughe marine e polpi, questi ultimi minacciati d’estinzione: un impegno in prima linea a difesa della vita sottomarina.

Il libro di Carlo Farina presentato dall’autore, ha trascinato il pubblico in una riflessione profonda sul rapporto tra l’uomo e il mare. Attraverso la parabola del medico subacqueo ed ex pescatore in apnea che decide di appendere il fucile al chiodo per dedicarsi alla difesa dell’ambiente marino, la narrazione ha affrontato un dilemma storico che oggi richiede un definitivo cambio di rotta. Farina ha mostrato come il superamento di schemi del passato sia il passo necessario per trasformare la passione subacquea in una concreta e responsabile opera di salvaguardia.

Carlo Farina

La dimensione culturale ha regalato spessore ed emozione a tutta la rassegna con l’intervento dell’archeologo subacqueo Salvo Emma, in rappresentanza della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Emma ha spalancato una finestra straordinaria su quel gigantesco e inestimabile museo sommerso rappresentato dai fondali siciliani. Attraverso il suo racconto, si sono ripercorse le tappe fondamentali della tutela, della ricerca e della valorizzazione dei beni archeologici subacquei, un’eredità nata dall’intuito e dalla visione pionieristica del grande Sebastiano Tusa, purtroppo scomparso in un tragico incidente aereo, la cui figura ha ricordato a tutti i presenti l’importanza della passione per il mare. Dai relitti di antiche navi onerarie ai reperti di epoca punica, greca e romana, l’esposizione ha evidenziato l’immenso patrimonio di memorie storiche uniche al mondo custodito nelle acque della Sicilia. Dall’intervento è emerso inoltre il ruolo cruciale della Soprintendenza non solo nella catalogazione e protezione dei siti, ma anche nell’ideazione di veri e propri percorsi archeologici subacquei visitabili.

Marco Anzidei, ricercatore dell’INGV, ha raccontato le dinamiche geologiche e climatiche che da millenni hanno rimodellato continuamente i contorni del Mediterraneo influenzando la vita negli insediamenti costieri. Nel suo intervento, Anzidei ha evidenziato come lo studio dei siti storici finiti sott’acqua consenta di misurare l’evoluzione del livello del mare nell’arco del tempo e di comprendere l’impatto dei cambiamenti attuali, ribadendo il valore della subacquea come strumento indispensabile per la ricerca scientifica e la tutela del pianeta.

La presentazione del libro “Angeli Neri” di Gianfranco Simonini è stato un momento di forti emozioni e brividi. Attraverso il suo crudo e appassionato racconto, l’autore ha ripercorso la propria vita spesa al servizio della comunità nel Nucleo Subacquei dei Carabinieri, coinvolgendo il pubblico in momenti chiave di missioni ad alto rischio condotte nell’oscurità delle acque d’Italia. L’intervento di Simonini ha offerto un toccante tributo all’abnegazione e al valore etico degli operatori della subacquea istituzionale, ricordando a tutti la complessità e l’importanza del loro operato al servizio del Paese. Toccante la lettura di alcune pagine su una delle missioni più dolorose.

Gianfranco Simonini

A seguire, Marina Cappabianca ha trasportato il pubblico direttamente dietro le quinte del celebre film Lo Squalo, proponendo una linea narrativa che ha analizzato l’impatto del cinema sulla nostra percezione del mondo marino. Nel suo intervento, Cappabianca ha ripercorso le sfide tecniche e le curiosità legate alla realizzazione della pellicola, mostrando come l’opera di Spielberg abbia profondamente condizionato l’immaginario collettivo, trasformando affascinanti predatori marini in veri e propri “mostri”. E tuttavia dal racconto è emersa tutta la genialità e originalità di Spielberg fin dai suoi primissimi film. Il palco del Vintage Scuba Days, a un certo punto si è trasformato in teatro: Pippo Cappellano ha riavvolto il nastro della memoria mettendo in scena il suo primo tentativo di diventare un subacqueo munito di autorespiratore. Affiancato da Alessandro Filippini nelle vesti del garzone di bottega e da Settimio Cipriani nel ruolo del rigoroso negoziante ha ricostruito il suo ricordo di 14 enne che con i propri risparmi voleva comprare un bibombola. Un sipario concluso con l’inevitabile doccia fredda di quel perentorio “Torna con tuo padre…”.

Quel no pronunciato alla fine degli anni ‘50 non spezzò il sogno, ma accese la miccia di un’ostinazione d’altri tempi. Da quel rifiuto ha preso il largo un’avventura straordinaria: la sua carriera di giornalista e documentarista che l’ha portato a esplorare il mare in ogni angolo del mondo e a raccontarlo con voce appassionata. Il suo impegno per difenderlo continua ancora, ricordandoci che per salvare i nostri oceani serve la stessa ingenua, incontaminata e incrollabile caparbietà di quel ragazzo di quattordici anni.

Con l’intervento “La felice odissea della Foca Monaca”, Lele Coppola ha offerto al pubblico una testimonianza di straordinario valore scientifico e civile. Il fondatore del Gruppo Foca Monaca, iniziativa promossa dal WWF nel 1976, ha ripercorso decenni di documentazione e battaglie sul campo per la tutela della specie, illustrando come la foca monaca stia finalmente dando segnali di ripopolamento nel Mediterraneo. Un messaggio d’impegno e di speranza per il futuro della biodiversità marina.

Rolando Di Giorgio ha illuminato il pubblico affrontando le complesse sfide dell’integrazione nei team d’immersione misti, composti da subacquei con circuiti aperti e con circuiti chiusi. Nel suo intervento, l’esperto istruttore, ha analizzato le strategie necessarie per far convivere tecnologie e profili decompressivi differenti all’interno del medesimo gruppo. Di Giorgio ha mostrato come, attraverso una rigorosa pianificazione e l’armonizzazione delle procedure d’emergenza, sia possibile coniugare le diverse attrezzature garantendo sempre i massimi livelli di sicurezza, coesione e cooperazione in acqua.

Rolando Di Giorgio e Pippo Cappellano

Nonostante la mancata presenza fisica dovuta a un piccolo e indifferibile intervento, Massimo Scarpati ha emozionato il pubblico del Vintage Scuba Days 2026 attraverso un servizio filmato realizzato per RAI 2 dal giornalista Alessandro Filippini, nel quale la leggenda del mondo sommerso ha ripercorso la propria vita tra le profondità marine, raccontando la sua evoluzione da campione abissale a scrittore rivolto ai giovani. Il suo contributo ha evidenziato come l’eredità di una vita spesa nel mare possa oggi trasformarsi, attraverso la narrativa, in un ponte fondamentale per educare e affascinare le future generazioni.

Rosalba Giugni con la sua presenza ha accompagnato l’evento durante tutto il suo svolgimento, regalandoci il racconto profondo dei primi quarant’anni di Marevivo. Con una narrazione carica di pathos e veridicità, ha condiviso le sofferenze delle battaglie perse e l’orgoglio delle grandi conquiste ambientali ottenute in quattro decenni di attivismo. Il suo intervento ha ricordato a tutti che la tutela degli oceani non è una scelta rinviabile, ma un dovere morale imprescindibile verso il mare e le generazioni future, e ha lasciato un’impronta indelebile nei cuori di chi vive per il mondo sommerso.

Camminando tra gli stand, il senso di continuità tra la grande storia e la scienza moderna si avverte a ogni passo: le esposizioni di attrezzature storiche con le collezioni Cappellano-Cappabianca e Cipriani, accanto alle attrezzature e ai marchi più apprezzati dalla subacquea ricreativa e tecnica come Dive System e Underwater Evolution, il mini-sommergibile autocostruito e testato nel lago fa da contrappunto all’alta tecnologia del Pluto di Guido Gay, e ancora didattiche come ANIS, centri specializzati come CTS e Sogelma, il Tour Operator Albatros Top Boat, lo Spazio Libri In Itinere, curato da Anna Di Giovanni, che insieme a Sea Shepherd e Marevivo creava un’area di cultura, divulgazione e tutela del mare.

Infine, un cenno agli artisti che con le loro opere hanno arricchito il linguaggio della comunicazione e ampliato la visione del mondo marino. Dalle grafiche del disegnatore Daniele Blundo, che con il suo stile inconfondibile ha realizzato disegni nel corso di tutto l’evento, alla scultrice Roberta Conigliaro con i suoi toccanti lavori che mettono in rilievo le migrazioni di cui il mare è spesso un tragico testimone. Infine le originali opere realizzate sott’acqua dal francese Stéphane Braud.

Parlando di linguaggio visivo, non si può non citare il bel documentario del regista e autore genovese Claudio Colombo “Come un sasso nel mare”, un interessante tributo alle origini della subacquea in Liguria.

In conclusione, la partecipata affluenza di pubblico, la ricchezza delle testimonianze e il continuo intrecciarsi di storie, immagini e conoscenze hanno confermato il successo straordinario della manifestazione. Il Vintage Scuba Days 2026 ha dimostrato ancora una volta come la memoria storica della subacquea sia una chiave fondamentale per comprendere il presente e proteggere il futuro dei nostri mari e delle nostre acque interne. Come sostiene la grande oceanografa Sylvia Earle “i subacquei sono gli occhi e la voce del mondo sottomarino, i custodi della sua salute”.


Crediti iconografici: Anna e Settimio Cipriani, Eliana Pavoni, Alessandro Filippini, Anna Di Giovanni, Alessandro Sabucci, Pippo Cappellano

About the author

Pippo Cappellano

Pippo Cappellano è giornalista, regista e documentarista, tra i pionieri della subacquea italiana. Autore di oltre 300 documentari, ha raccontato il mondo sommerso attraverso l’esplorazione, la divulgazione scientifica e l’archeologia subacquea. Insignito del Tridente d’Oro, è promotore dei Vintage Scuba Days insieme a Marina Cappabianca, con cui condivide l’impegno per la conoscenza e la tutela del mare.

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