Il Valore della Biodiversità attraversa lo Stretto di Messina
Un nuovo documentario racconta questo straordinario tratto di costa, tra correnti estreme, abissi inesplorati e la fragile bellezza.
Lo Stretto di Messina non è solo il tratto di mare che separa la Sicilia dal continente, ma un cuore pulsante di biodiversità, un laboratorio naturale senza eguali, dove correnti leggendarie custodiscono forme di vita uniche e straordinarie.
Nonostante la vicinanza alla costa, i suoi fondali sono ad oggi gran parte inesplorati, custodi di una bellezza rimasta per millenni nell’oscurità.
È in questo scenario che è nata un’impresa senza precedenti, documentata nel film di Roberto Rinaldi – celebre subacqueo e regista – prodotto da GG Productions: “Il valore della biodiversità attraversa lo Stretto di Messina”.
Il documentario diretto da Roberto Rinaldi per National Biodiversity Future Center (NBFC) – Spoke 2.
Un’impresa senza precedenti
Il progetto, realizzato nell’ambito del National Biodiversity Future Center (NBFC) – Spoke 2, ha avuto come obiettivo l’eccezionale operazione di prelievo scientifico di Errina aspera, un idrozoo coloniale rarissimo, unico rappresentante mediterraneo della famiglia degli Stilasteridi.
Il teatro dell’azione è una secca situata in corrispondenza del punto più vicino tra Sicilia e Calabria, chiamata dai pescatori locali Rocca di San Nicola. Qui, nel punto meno profondo dello Stretto, le masse d’acqua si scontrano con una violenza tale da alimentare, nei secoli, miti e leggende.

Immergersi in questo luogo significa confrontarsi con l’imprevisto. Nonostante una pianificazione millimetrica, le correnti restano una forza instabile, capaci di mutare direzione e intensità in pochi istanti. Come ricorda la voce narrante nel film: “Il mare è agitato e la corrente non è quella prevista”.
A rendere tutto più complesso è il traffico marittimo: lo Stretto è una vera e propria autostrada del mare. Per operare in sicurezza ed evitare collisioni con le navi che lo attraversano incessantemente, i subacquei sono stati scortati dalla Guardia Costiera, contando sul supporto fondamentale dello staff della Stazione Zoologica Anton Dohrn, della società Arena Sub e di Carmelo Isgrò (MuMa – Museo di Milazzo).
Tecnologia al servizio della scoperta
Per affrontare le sfide tecniche poste da un ambiente così complesso, il team di subacquei ha impiegato le tecnologie più avanzate. L’utilizzo dei rebreather (CCR) è stato fondamentale: questi sistemi a circuito chiuso riciclano i gas espirati, garantendo un’autonomia molto superiore rispetto alle attrezzature tradizionali e una gestione ottimale delle miscele alle profondità raggiunte. Per muoversi contro le correnti, ottimizzare i tempi sul fondo e mantenere l’orientamento, i subacquei hanno utilizzato potenti scooter subacquei dotati di sistemi integrati di navigazione messi a punto da SUEX, strumenti essenziali per raggiungere con estrema precisione il punto di campionamento e geo-referenziare l’area di intervento.
La perizia del team e la divisione dei compiti ha garantito efficacia e sicurezza: a Simone Nicolini era affidato il compito della gestione della navigazione, Dario Santomauro è stato il responsabile della sicurezza in immersione, mentre Marco Panico ha curato l’illuminazione per le riprese subacquee.

In viaggio, dalle spiagge agli abissi
Attraverso la regia magistrale di Roberto Rinaldi, lo spettatore compie un viaggio che inizia proprio sulle spiagge dello Stretto. Qui, da secoli, ricercatori e naturalisti raccolgono organismi abissali che le correnti di risalita spingono in superficie, offrendo un raro sguardo sulle creature delle profondità.

Dalla riva ci si immerge poi verso fondali caratterizzati da un’enorme biodiversità, alimentata da acque ricche di nutrienti. Il percorso attraversa habitat di straordinaria valenza ecologica: dalle praterie di Posidonia oceanica agli addensamenti dell’alga bruna Laminaria ochroleuca, fino alle foreste di gorgonie. Lungo la discesa non mancano incontri emozionanti, come quello con lo squalo capopiatto (Hexanchus griseus), un gigante degli abissi che in queste acque risale a profondità accessibili.

Tuttavia, l’esplorazione documenta anche i segni del cambiamento climatico: le foreste di gorgonie stanno subendo una diffusa e preoccupante moria. L’innalzamento della temperatura delle acque causato dai cambiamenti climatici sta determinando uno stress termico crescente sugli organismi marini, rendendoli più vulnerabili e minacciando la biodiversità.

Il giardino segreto di Errina aspera
La discesa prosegue fino a raggiungere la secca, dove lo scenario cambia repentinamente. Davanti ai subacquei si apre uno spettacolo mozzafiato: distese candide di colonie di Errina aspera si estendono a perdita d’occhio, formando un giardino segreto documentato per la prima volta nel suo splendore.

Con il tempo che scorre inesorabile, il team ha dovuto agire con precisione e rapidità estrema: raccogliere i campioni necessari alla ricerca e iniziare immediatamente la lunga risalita, affrontando oltre tre ore di decompressione nel blu.

Dai fondali ai Mesocosmi di Amendolara
Una volta prelevate, le colonie sono state trasportate in condizioni controllate verso Amendolara, dove ad attenderle c’erano le vasche sperimentali del Laboratorio Mesocosmi della sede CRIMAC – Calabria Marine Centre della Stazione Zoologica Anton Dohrn.


Qui, grazie alla possibilità di regolare i parametri delle vasche, gli scienziati sono in grado di simulare diversi scenari futuri di cambiamento climatico. In particolare, attraverso test di respirometria, viene misurato il tasso metabolico – indicatore di vitalità e benessere – delle colonie sottoposte a variazioni di temperatura. Conoscere questi fattori è fondamentale per comprendere e prevedere quali saranno gli effetti del riscaldamento delle acque alle alte profondità dello Stretto, individuando i limiti di tolleranza termica della specie.

Guardare al Futuro
Questa avventura dimostra che proteggere il mare significa, prima di tutto, svelarne i segreti.
È la prova che la sinergia tra competenze tecniche, supporto logistico e ricerca scientifica d’avanguardia è l’unica chiave per esplorare ambienti poco accessibili. Solo attraverso la cooperazione tra mondi diversi, supportati dalle più moderne innovazioni, è possibile trasformare l’esplorazione in conoscenza. È solo a quel punto che diventa possibile trovare la strada per tutelare davvero il Mediterraneo.
Il documentario è un tributo alla bellezza segreta dello Stretto e un passo collettivo verso la sua salvaguardia.
Sull’autrice
Teresa Romeo è una biologa marina e Dirigente di Ricerca presso la Stazione Zoologica Anton Dohrn, con una carriera dedicata allo studio e alla salvaguardia degli ecosistemi marini, la sua attività scientifica si concentra sull’analisi della biodiversità e sull’impatto delle attività umane negli ambienti pelagici e profondi. Progetta e coordina iniziative di ricerca di rilievo internazionale, portando la sua esperienza scientifica oltre i confini del laboratorio per tradurla in azioni concrete di conservazione e sensibilizzazione. Profonda conoscitrice del Mediterraneo, Teresa unisce il rigore del metodo scientifico alla visione strategica necessaria per la gestione sostenibile delle risorse marine. Nel documentario “La biodiversità attraversa lo Stretto di Messina”, mette a disposizione la sua expertise per raccontare l’unicità ecologica di questo braccio di mare dal valore inestimabile, agendo come guida scientifica del team di ricerca coinvolto.