BLUE THERAPY – La subacquea come strumento terapeutico e sociale
Il mare non è solo bellezza e meraviglia: è anche un rifugio, un luogo di rigenerazione profonda, capace di accogliere e trasformare.
Risalendo all’origine evolutiva della vita umana, si ritiene che quest’ultima conservi una memoria ancestrale della propria natura acquatica, inizialmente animale marino, e secondo le ipotesi scientifiche di paleontologi, la composizione chimica del sangue umano non sarebbe molto diverso da quella che caratterizzava i grandi oceani, nell’era in cui la vita animale si stava iniziando a spostare verso le terre emerse1.

Jacques Cousteau ha contribuito a portare la subacquea ad essere un’attività ricreativa alla portata di chiunque e non solo dei “superuomini”, diffondendosi ad un pubblico sempre più vasto e diversificato, consentendo la scoperta degli allora, e tuttora, misteriosi fondali marini subacquei2.

Secondo chi pratica più particolarmente la subacquea, testimonia che subito dopo un’immersione, si sperimenta un effetto di salutogenesi descritto come uno stato di benessere.
Dal punto di vista teorico e psicologico, l’analisi dell’immersione subacquea suggerisce che essa favorisce la sperimentazione di uno stato di piena coscienza associato ad una respirazione lenta e ampia.3
Queste caratteristiche psicologiche si avvicinano a quelle sviluppate durante la meditazione e suggeranno che gli automatismi comportamentali durante un’immersione subacquea vengono considerati come esercizi di meditazione che induce uno stato di mindfulness.4 In anni recenti, numerosi studi scientifici hanno dimostrato l’efficacia delle immersioni come strumento complementare nella gestione dello stress post-traumatico, dell’ansia e di alcuni disturbi depressivi. In particolare, esperienze condotte in Francia con sopravvissuti agli attentati di Parigi nel 2015 hanno mostrato come l’ambiente marino e la pratica della subacquea possano agire positivamente sulla regolazione del sistema nervoso autonomo, sulla qualità del sonno e sulla percezione di sé.5
BluTherapy si inserisce in questo filone di ricerca, distinguendosi per una specificità fondamentale: la centralità dei diritti umani delle donne.
L’idea alla base è semplice e potente: offrire un percorso di autoconsapevolezza e benessere psicofisico attraverso il mare, rivolto a donne che hanno affrontato un percorso di fuoriuscita dalla violenza insieme al centro antiviolenza Le Onde di Palermo. L’obiettivo è offrire un’esperienza trasformativa, centrata sul corpo e sul respiro, capace di sostenere il processo di ricostruzione personale dopo un trauma.

Il mare – inteso come spazio liminale, fluido, accogliente e simbolico – diventa così teatro e agente di una riconciliazione possibile tra la memoria del dolore e la costruzione di un futuro desiderabile.
Sviluppato da Julie Virginie Sferlazzo-Rouvier e Ludovica Bargellini affiancate da un’équipe multidisciplinare che unisce psicologhe, istruttori subacquei, ricercatrici e giuriste, BluTherapy si pone l’obiettivo di confermare il potenziale terapeutico della subacquea in contesti di fragilità. Non si tratta solo di portare le persone sott’acqua, ma di accompagnarle in un processo di riconnessione con il corpo, con la natura e con sé stesse.
In questo senso, il progetto si colloca nel solco delle terapie complementari evidence-based e propone un approccio inedito che coniuga salute mentale, giustizia sociale, empowerment femminile e sostenibilità ambientale, nel rispetto dei principi dell’Agenda 2030 e delle raccomandazioni internazionali in materia di benessere psicosociale per le sopravvissute a violenza di genere.
BluTherapy si inserisce pienamente nell’ambito di diversi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs): il n. 3 “Salute e benessere”, il n. 5 “Uguaglianza di genere”, il n. 10 “Ridurre le disuguaglianze”, il n. 14 “Vita sott’acqua”.
Il miglioramento della qualità della vita e del benessere delle donne sopravvissute alla violenza non può prescindere da un approccio integrato che tenga conto dell’ambiente in cui avviene il processo di cura. Scegliere il mare, e in particolare le due aree marine protette: Capo Gallo-Isola delle Femmine e Ustica, come contesto privilegiato per la realizzazione delle attività significa costruire un percorso di guarigione che riconosce il valore rigenerativo degli ecosistemi blu e la loro funzione non solo ecologica ma anche relazionale, educativa e sociale.
BluTherapy offre alle donne sopravvissute a esperienze di violenza di genere la possibile riappropriazione del proprio corpo, del proprio spazio e del proprio “volersi bene”: un’attività psicofisica e meditativa integrata al percorso di uscita dalla violenza di cui sono protagoniste a tutti gli effetti.
Un approccio integrato
Ciò che rende BluTherapy particolarmente innovativo è la sua impostazione olistica. Il progetto nasce dalla collaborazione tra il centro antiviolenza Le Onde di Palermo, diverse realtà del terzo settore e l’Università degli Studi di Palermo. Questo coinvolgimento accademico assicura un approccio coerente con i principi dei diritti umani e una prospettiva di ricerca-azione attenta alla voce e all’esperienza delle partecipanti.
Le immersioni non sono concepite come un’attività isolata, ma come parte di un percorso più ampio che integra preparazione psicologica, supporto individuale, attività di gruppo e momenti di confronto e rielaborazione collettiva.
Al centro del messaggio ambientale, ispirato a Jacques-Yves Cousteau (“Proteggi l’oceano e proteggerai te stesso”), c’è la consapevolezza che i subacquei possono diventare sentinelle del mare, contribuendo alla tutela di ecosistemi fragili minacciati.
Le attività si svolgono in due aree marine protette siciliane: l’AMP di Capo Gallo ed Isola delle Femmine presso il Diving center Saracen, ideale per l’avvio grazie alla facilità logistica e alla biodiversità costiera, e l’AMP di Ustica, luogo simbolico e ricco di biodiversità, presso il Diving center Mare Nostrum, dove si concluderà il percorso con un’esperienza immersiva e trasformativa.

Il programma delle attività di BluTherapy si basa su un addestramento subacqueo progressivo, sicuro e inclusivo, strutturato per accompagnare gradualmente le partecipanti all’esplorazione del mare, riducendo al minimo rischi e stress. Seguendo le raccomandazioni del Divers Alert Network (Dan) e gli standards Scuba Schools International (SSI), le immersioni non superano i 18 metri e iniziano in acque confinate per valutare il livello di comfort, con un rapporto istruttore/allieva di 1:1.
La filosofia didattica privilegia comfort, ripetizione e gradualità.
L’esperienza inizierà con il “Battesimo del Mare”, per familiarizzare con l’ambiente sottomarino e imparare tecniche di respirazione e controllo emotivo e proseguerà con il corso Open Water, che comprende 6 lezioni teoriche, 6 sessioni in acque confinate e 4 immersioni in mare aperto, finalizzate a sviluppare autonomia, comfort e sicurezza.
Gli istruttori coinvolti sono professionisti certificati e l’approccio globale del progetto combina immersione e educazione ambientale.
Accanto alle attività pratiche, le partecipanti hanno accesso a materiali digitali e seguono lezioni teoriche quotidiane basate su apprendimento attivo e cooperativo, affrontando temi come storia della subacquea, fisica e fisiologia dell’immersione, attrezzature e biologia marina. Il percorso integra sessioni di respirazione consapevole e meditazione per migliorare la gestione dello stress e favorire la connessione corpo-ambiente.

In questo contesto, la subacquea diventa uno strumento di empowerment, non solo terapeutico ma anche educativo e relazionale. Ogni tappa del percorso è pensata per rafforzare la consapevolezza corporea, stimolare il senso di autoefficacia e favorire forme di sostegno reciproco. Il gruppo rappresenta una risorsa centrale: immergersi insieme ad altre donne che hanno condiviso esperienze di trauma superato può generare un potente effetto di rispecchiamento, solidarietà e fiducia.
Sicurezza, riservatezza e sostenibilità al centro
Essendo rivolto a una popolazione fragile, BluTherapy adotta protocolli di sicurezza molto rigorosi, dal punto di vista giuridico, medico e subacqueo.
Ogni partecipante usufruirà di una valutazione da parte di un team interdisciplinare composto da uno psicologo, un medico subacqueo e un istruttore certificato. La profondità delle immersioni è progressiva e limitata ed i ritmi sono adattati alle esigenze individuali e ogni attività è supervisionata con attenzione.
Il progetto è profondamente ispirato ai principi della sostenibilità ambientale: tutte le attività si svolgeranno in collaborazione con Aree Marine Protette, contesti naturali di particolare valore ecologico, in modo da promuovere una connessione diretta con l’ambiente marino e sensibilizzare alla sua tutela.
Un aspetto fondamentale del progetto è la tutela della privacy delle partecipanti. È posta la massima attenzione alla protezione dei dati personali e all’anonimato delle donne coinvolte. e in ogni fase viene garantito il diritto alla vita privata e alla riservatezza.
Questo approccio rigoroso non è solo un dovere giuridico, ma un atto di rispetto e responsabilità verso chi ha già vissuto situazioni di esposizione e vulnerabilità: la protezione delle partecipanti è parte integrante dell’etica del progetto perchè la cura passa anche attraverso la discrezione.
Una rete in crescita
Le attività di BluTherapy sono programmate per la primavera 2026, ma il cronoprogramma è già pronto e sono in corso accordi di collaborazione con Università, associazioni, fondazioni e realtà territoriali. Il progetto si fonda su solidi presupposti teorici e su studi scientifici di rilevanza internazionale, i quali hanno fornito risultati molto promettenti in termini di efficacia terapeutica.
Siamo fiduciosi che l’approccio adottato da BluTherapy potrà produrre impatti positivi concreti, e il team si è già impegnato nella predisposizione di strumenti di valutazione clinica per la raccolta di dati qualitativi e quantitativi.
Nel tempo, l’obiettivo è costruire una rete stabile e replicabile che possa estendere il progetto in altre aree del territorio e, potenzialmente, in contesti internazionali sensibili al binomio benessere psicosociale – ambiente marino.

In un mondo che corre veloce e spesso dimentica le sue ferite, BluTherapy propone un tempo diverso: lento, consapevole, immerso nel blu di un mare da proteggere e rispettare.
Un tempo per tornare a respirare, a sentire, a condividere.
Un tempo sospeso nel blu in cui le partecipanti riscopriranno il proprio corpo come alleato, il gruppo come forza e la natura come cura.
E questa è già una piccola, grande rivoluzione.
1 Pellizzari, 2021
2 Gambardella, 2013
3 How human health and well-being depends on healthy marine habitats in the Mediterranean: A review Josep Lloret, Alfredo García-de-Vinuesa, Montserrat Demestre, Institut de Ciencies del Mar, CSIC, Pg. Marítim de la Barceloneta 37-49, 08003, Barcelona, Spain Instituto Espanol de Oceanografía, Centro Oceanografico de Cadiz, Puerto Pesquero, Muelle de Levante s/n, 11006, Cadiz, Spain.
4 Morgan, A., Sinclair, H., Tan, A., Thomas, E., & Castle, R. (2018). Can scuba diving offer therapeutic benefit to military veterans experiencing physical and psychological injuries as a result of combat? A service evaluation of Deptherapy UK. Disability and Rehabilitation, 41(23), 2832–2840. https://doi.org/10.1080/09638288.2018.1480667
5 Beneton F, Michoud G, Coulange M, Laine N, Ramdani C, Borgnetta M, Breton P, Guieu R, Rostain JC and Trousselard M (2017) Recreational Diving Practice for Stress Management: An Exploratory Trial. Front. Psychol. 8:2193. doi: 10.3389/fpsyg.2017.02193 Lionel Gibert, Mathieu Coulange, Jean-Charles Reynier, Frédéric Le Quiniat, Aymeric Molle, Frédéric Bénéton, Vincent Meurice, Jean Arthur Micoulaud and Marion Trousselard, EUROPEAN JOURNAL OF PSYCHOTRAUMATOLOGY 2022, VOL. 13, 2031590 https://doi.org/10.1080/20008198.2022.2031590
Sull’autore
Julie Sferlazzo-Rouvier è una giurista italo-francese con una formazione accademica solida in diritto e una specializzazione in diritto della transizione ecologica. Abilitata alla professione di Commissario di Giustizia in Francia, ha maturato un’esperienza significativa nel campo giuridico internazionale, integrando competenze normative e operative in contesti complessi, come la cooperazione transfrontaliera. Il suo percorso professionale si è arricchito negli anni attraverso l’impegno attivo nella tutela dell’ambiente marino, con particolare attenzione alla biodiversità e alla conservazione degli ecosistemi mediterranei. Animata da una profonda passione per la giustizia climatica e il diritto ambientale, unisce la visione sistemica del giurista con l’esperienza diretta sul campo come istruttrice e fotografa subacquea. Ideatrice del progetto, il suo ruolo di curatrice si snoda tra progettazione, supervisione delle attività e coerenza etica nonché normativa dell’iniziativa.
